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Il giornale
«Amica, tu vuoi, dunque, essere giornalista fino alla morte?», si chiede e ci chiede Matilde Serao in apertura di questo scritto, che altro non è che la trascrizione della conferenza pronunciata la prima volta nel maggio del 1905 all’Associazione della Stampa di Genova. Una domanda non scontata, perché nasconde una scelta. Quella di abbandonare i sogni d’arte e di poesia e di negare agli anni che le rimangono la possibilità di scrivere romanzi, drammi, novelle. In queste pagine c’è tanta della passione che alimentò la vita di Matilde Serao. C’è amore per la propria professione. C’è la storia di una donna che fa della sua vocazione un sogno e del suo sogno il fine ultimo della propria esistenza, ovvero quel «giornale dell’avvenire […] in cui non regni che il senso completo e buono della verità». Ma soprattutto questo scritto è anche una possibilità di riflessione per noi lettori. Guardiamo al modo in cui viviamo i giornali, al modo in cui consideriamo oggi l’informazione. Cosa è rimasto di quel sogno?
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