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Il neopelagianesimo
Nelle omelie di Santa Marta, divenute ormai il luogo di un magistero umile e feriale, ma anche nell’Evangelii gaudium e nella Gaudete et exsultate, papa Francesco spesso ci mette in guardia dalla tentazione di essere oggi un po’ “pelagiani o meglio “neopelagiani. Cosa vuole dire il Papa con il richiamo a questa antica eresia? Pelagio, monaco cristiano vissuto tra il IV e il V secolo, riteneva l’uomo capace di meritare la salvezza con le sue sole forze, senza l’ausilio della grazia. Rapportata al vivere ecclesiale odierno, questa concezione dell’uomo e del suo rapporto con Dio potrebbe portare la Chiesa a confidare più nelle sue strutture che nel primato della grazia, a cui Francesco ha dato il nome di «misericordia». A questa riduzione del cristianesimo antica, ma sempre nuova, il Papa, come ben dimostra il presente volume, contrappone la centralità del compito «pastorale», con una Chiesa chiamata a favorire in tutti i modi possibili l’incontro fra Cristo e l’uomo e non semplicemente a «regolarlo» con delle norme.
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