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Malinconie travestite da allegrie
Mi fanno male / le vite degli altri: in questo distico che apre uno dei componimenti della raccolta è racchiusa la poetica di Beatrice Zerbini, che alla poesia chiede di farsi strumento di relazione, lente attraverso cui rivolgere al mondo uno sguardo pieno d'amore, lume da porre sul davanzale perché nel buio anche uno sconosciuto là fuori si senta meno solo. Sono versi animati da un'urgenza che spezza la trama del quotidiano e deve essere pronunciata affinché dalla fatica dei giorni si salvino i bagliori, le gioie nascoste - o anche le malinconie, che la parola poetica rende più dolci perché condivise. Lo sguardo di Beatrice Zerbini non teme di muoversi negli spazi urbani, tra supermercati, tinelli, balconi dove stendere il bucato, ma, come scriveva Montale nei Limoni, nei punti morti del mondo cerca quel filo che possa portarci nel mezzo di una verità. L'umiltà di questi versi si trasforma così in un canto pieno di coraggio, che celebra la possibilità della parola di spezzare la solitudine e di generare una salvifica bellezza. Se anche ci trasciniamo una zampa zoppa come certi cani o ci sentiamo come la bimba / sgridata per strada / alla mercé dell'umano consorzio, in questi versi troveremo qualcuno che ci somiglia, che ascolta il mondo con noi, e la poesia compirà il laico prodigio di sciogliere l'io nel tu e portare a tutti un po' di bene.
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