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Matsuo Bashō. La lacrima del pesce
Un uomo attraversa il Giappone a piedi, dorme nei templi e nelle capanne, contempla la luna, ascolta le cicale e guarda cadere i fiori. È stato samurai, è diventato monaco e ha scelto la poesia. Matsuo Bashō ha fatto della propria vita un viaggio verso l’essenziale, cercando nelle diciassette sillabe dello haiku il punto esatto in cui le cose smettono di essere soltanto cose e diventano segni: uno stagno, una rana, la neve, un ramo, il grido di un uccello. Il mondo intero può accadere in un istante. Paulo Leminski, una delle figure più originali della letteratura brasiliana del secondo Novecento, si mette sulle tracce del grande poeta giapponese e ne compone una biografia che sfugge continuamente alle regole del genere. Raccontare Bashō significa attraversare lo zen e la cultura dei samurai, la pittura e il teatro Nō, la calligrafia e la cerimonia del tè; significa interrogare la lingua, la traduzione e il silenzio che circonda le parole. Due poeti separati da tre secoli e da un oceano si incontrano così sulla stessa strada. Al centro rimane Bashō, viandante dell’eternità, intento fino all’ultimo a inseguire ciò che la poesia tenta da sempre di trattenere: l’istante prima che scompaia. Traduzione dal portoghese di Massimiliano Damaggio.
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