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Mio figlio perduto
Il 13 settembre 2001, la foto di mio figlio Zacarias Moussaoui ha fatto il giro dei telegiornali di tutto il mondo. Era accusato di essere il ventesimo terrorista del commando dell'11 settembre, io non ero preparata a questa prova. Ma la vita mi aveva già insegnato a combattere. Quel giorno non sono state solo le Torri a crollare. Anche la mia vita, i miei sogni e le battaglie per dare ai miei figli la possibilità di vivere liberi, tutto mi è apparso inutile. Sono stata costretta a sposarmi a 14 anni con un uomo che non conoscevo. Ho vissuto di umiliazioni e botte, anche mentre ero incinta, per anni, finché ci siamo trasferiti in Francia. Lì ho trovato la forza di lasciare mio marito. Ho trovato un lavoro e ho allevato i miei figli nella laicità e nel rispetto. Per questo vedere che Zacarias ha abbracciato proprio quelle idee che avevano rovinato la mia vita e da cui mi ero liberata a caro prezzo, è stato un colpo terribilmente duro. Quando è successo tutto, non lo vedevo da quattro anni e quando l'ho incontrato non lo riconoscevo più. Lui che era stato il più vivace e allegro dei miei figli, al processo insultava rabbiosamente la corte, gli ebrei, sbeffeggiava gli avvocati e il mondo. E io, che in aula ero seduta accanto a una donna che aveva perso il figlio nelle Torri, soffrivo per lei, per me e per mio figlio. Con quella donna ho stretto amicizia.
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