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Racconti dei mari del sud
Açıklama İtalyanca dilinde
«Credo che stessi per rinunciare alla lotta, abbandonarmi e morire, quando il centro del ciclone ci colpì.» Questi racconti (South Sea Tales, 1911) sono basati sui ricordi di Jack London quando era mozzo di nave sul finire dell’Ottocento tra le isole e gli innumerevoli atolli sparsi per il Sud Pacifico: le Salomone, le Figi, Paumotu, Le Nuove Ebridi, Tahiti, e anche Pitcairn, l’isola dove si erano rifugiati gli ammutinati del famoso Bounty. È una Melanesia ancora mezza selvaggia, ancora abitata qui e là da cannibali e cacciatori di teste, percorsa dai bianchi occidentali per i loro accaniti e inevitabili traffici. Sono storie spesso crudeli e sanguinarie, di brutale spietatezza, ritratti schietti e impietosi di mercanti e avventurieri che circolavano sotto l’ardente sole dei tropici. Ma c’è pure ammirazione per certi tratti caratteriali degli indigeni, come la pazienza, il desiderio in alcuni instancabile di libertà, la fedeltà all’amicizia. Naturalmente il modo di parlare (mantenuto nella traduzione), il modo di nominare e giudicare gli indigeni è quello dell’epoca coloniale, un gergo che oggi sarebbe di sicuro ritenuto inaccettabile.
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