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L' esercizio della pittura
Description en italien
Sono passati molti anni, da quando esercitavo la pittura: cinquanta forse, mezzo secolo. Del resto io sono ormai vicina al mio novantesimo anno, con qualche acciacco nel fisico, ma con la mente lucida. Negli ultimi anni tre mostre hanno proposto – e a me addirittura imposto – la rivisitazione dei miei quadri e disegni: a Torino, a Milano, a Longiano (Forlì). Ora viene presentato un buon numero di opere non esposte prima, ma diciamo esistenti cioè visibili nella mia casa, e in più un certo numero di quadri letteralmente ritrovati. A tal punto scomparsi da essere stati da me dimenticati. Non devo cambiare nulla nelle dichiarazioni che ho fatto sulla mia attività di pittore; ma la nuova esperienza – il ritrovamento – ha sortito un effetto, non certo di estraneità, ma tutto sommato di violenza. In un primo momento avevo pensato: un ritrovamento deve essere un allargamento della propria esperienza, un arricchimento. Troppo logico. Non è così. In questo libro Silvia, scelto per la copertina suppongo come esemplare, significativo, è di fatti molto rispondente alla mia immagine interiore di lei. Quella che nella Penombra si chiamava “la sorellina”, un pò mia vittima, fu sempre nella vita l’amica più devota, la sostenitrice indefessa e persino ancora un pò vittima. Riconosco anche dei valori, nel quadro: l’impostazione rigorosa dell’immagine, il tono delicato e pertinente al sentimento; voglio forse dire un approfondimento psicologico, sentimentale? C’è tutto questo, e mi è intimamente caro, perché è davvero Silvia. Già negli anni Trenta nessun artista vero cercava e otteneva questo. Devo compiere il passo definitivo. Riconoscere che la mia pittura era “scrittura”. (LALLA ROMANO)
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